sabato 19 maggio 2012

Le parole sono Vento


« Quale mondo giaccia al di là di questo mare non so, 
ma ogni mare ha un'altra riva, e arriverò »
Cesare Pavese

Le parole sono Vento, così le mescolo con l'inchiostro e le stendo su di un foglio. Poi le libero come gabbiani di carta e annuso l'aria per capire se qualcosa è cambiato.
Come lo scafo lanciato sull'onda, seguo una rotta tracciata orientandomi senza strumenti ma coi miei soli sensi. L'aria sul viso, le stelle in cielo: io non so dove andare, io sento dove andare. E se ad attendermi ci saranno gli scogli e la rovina, allora ben venga, ma non si dica sia stata sfortuna. La sorte è un alibi per chi non ha capacità. Chi sa cosa vuole, combatte per ottenerlo, spendendo tutto se stesso. E tanto più vale un tesoro, tanto più si deve sudare per conquistarlo. Questo il mio Spirito, apparentemente quieto ma indomito nell'intimo. 

E non mi curo di ciò che accade intorno, in un mondo che di certo non è il mio ma che condivido solo su piani fisici. Chi ride di me, chi non capisce... ecco io sono già oltre. Ho deciso di rispondere solo a me stesso e alla mia morale per ciò che concerne le mie azioni. 

Così passano i giorni e miglio dopo miglio a qualcosa mi avvicino. Questa è l'attesa, che logora emozioni deboli ed esalta le ferree intenzioni. Questa è Vita, questa è guerra.

E mai accetterò meno di ciò che voglio.


Fonte immagine: web

venerdì 11 maggio 2012

Ritrovarsi e perdersi


Detesto le stagioni di passaggio. I vuoti sensi di attesa. Come quando c'è bonaccia e le vele piatte giacciono immobili. Io sono fatto per i nodi a doppia cifra, i tumulti, le battaglie da combattere. Questo non è quieto vivere: al massimo noiosa sopravvivenza.
Ieri mattina, terminato il mio lavoro, ho cercato rifugio al porto. Solo col Vento e le onde, una buona presa di tabacco, ho cercato un punto indefinito all'orizzonte. 

"Fili elastici ci uniscono e più ci allontaniamo più ci attraggono, elettroni intorno a un nucleo s'incrociano soltanto per un attimo e con un fil di voce si sussurrano qualcosa e poi ripartono"

Ho sempre avuto difficoltà a gestire situazioni che non dipendono unicamente da me. Bravo a dare ordini, bravo a darmi una regola ed un codice, ma nei fatti incapace di relazionarmi. E allora le distanze. Quante distanze ho messo negli ultimi mesi? lettere che non hanno avuto risposta, parole a volte dure, silenzi, scomparire per settimane senza dare ad altri mie notizie.

"Fili d'erba calpestati che a fatica si rialzano"

E come sempre, ogni volta che penso di aver trovato qualcosa, di averla afferrata, apro il pugno e lo ritrovo vuoto. Sabbia, aria... è vero che i sogni sono inconsistenti nel momento in cui cerchi di abbracciarli. E allora, ad ogni passo avanti, due indietro. Indietro, ma sulla mia strada, quasi condannato a quella rotta verso l'oblio ai confini del mondo. Il terreno che non irrighi inaridisce, ma l'abitudine al dolore può diventare anche anestetico.

"Guinzagli d'aquiloni insofferenti che strattonano per liberarsi e perdersi e rincorrersi nel vento..."


Foto scattata dal Capitano
Il testo in corsivo è tratto da Fili di Frakie Hi NRG

sabato 28 aprile 2012

La struttura di una pipa


Come per tutte le Arti che si rispettino, prima di esercitarle è necessario conoscere bene gli strumenti del mestiere. Di pipe, in giro, ne troverete parecchie. Spesso simili tra loro ma anche molto diverse per una serie di particolari. Sorvolando per il momento i diversi materiali di cui possono esser fatte (io prediligo quelle in legno, soprattutto radica), a mio modo di vedere vanno considerate due grandi categorie: le pipe rette e le pipe curve (come quella nella foto qui in alto).

Il consiglio che viene rivolto più frequentemente è quello di iniziare con una pipa retta, in quanto più facile da accudire. Non ritengo che la pipa curva presenti chissà quali difficoltà in più, ma anche io ho iniziato con una retta.

Una pipa è composta principalmente da due parti, quasi sempre separabili. Il fornello è la parte in cui va inserito il tabacco e all'interno della quale avviene la combustione. Viene da sè che dalle dimensioni del fornello dipendono le possibilità di caricare più o meno tabacco e quindi anche la durata e il tipo di fumata. Il cannello (o bocchino) è la parte terminale attraverso cui si inspira il fumo. Molte volte è in plastica e quasi sempre è separabile dal fornello così da permettere la pulizia interna di entrambe le parti. In alcune pipe troverete anche un filtro, ma questo non sempre: un piccolo oggettino solitamente metallico attaccato al cannello il cui scopo è quello appunto di filtrare e raffreddare il fumo proveniente dal fornello prima che arrivi in bocca. Io lo rimuovo sempre, in quanto è fonte di acqueruggiola (condensa) che rovina notevolmente il sapore della fumata. Se proprio non ne potete fare a meno, sono in commercio quelli di balsa, ma io non li ho mai provati.

Nella sua semplicità, questa è una pipa. E' importante che le operazioni di smontaggio (necessarie per tenere la pipa pulita e quindi efficiente) avvengano sempre a pipa fredda, quindi non immediatamente dopo la fumata. La prossima volta vi descriverò la mia tecnica di fumata che ho maturato nel corso degli anni.

Buena vida.

Fonte foto: stock